UN LABORATORIO DI MEMORIA URBANA: un’occasione di scambio e riconoscimento intergenerazionale dentro al progetto The Factory

UN LABORATORIO DI MEMORIA URBANA: un’occasione di scambio e riconoscimento intergenerazionale dentro al progetto The Factory

Tra le diverse azioni previste dal progetto The Factory, nei mesi di marzo e aprile 2023 ha preso forma un’iniziativa a cura di una rete di scuole (per sapere chi sono tutti i soggetti della rete visita questa pagina) volta a far rigiocare competenze degli studenti in percorsi di possibile utilità e interesse per la comunità locale. Sono stati organizzati alcuni laboratori extrascolastici aperti a studenti delle scuole superiori lecchesi, con l’obiettivo di avvicinare aspetti di tipo formativo con altri di natura culturale. In questo articolo parleremo del laboratorio di “memoria urbana”, che ha visto la partecipazione di un gruppo di studenti del Centro di Formazione Professionale Consolida e dell’Istituto G. Parini, guidati dall’ex professore di storia Massimo Pirovano, direttore del MEAB – Museo Etnologico dell’Alta Brianza, con sede a Galbiate, e autore di diverse pubblicazioni su storia e tradizioni del nostro territorio, insieme a Sabrina Pozzoni, insegnante di Grafica al CFP Consolida.

Sono stati cinque gli incontri, per un totale di venti ore, con un obiettivo importante: recuperare, con gli strumenti della ricerca etnografica, alcuni frammenti della storia industriale del Caleotto e restituirla, attraverso uno strumento digitale, alla comunità come bene prezioso da preservare.

Andrea Sangalli, tutor del Corso Grafico del CFP Consolida e organizzatore del laboratorio, ci ha raccontato il punto di partenza di questa attività: “In linea con l’approccio pedagogico della nostra scuola, l’inizio di un percorso formativo è facilitato da uno stimolo portato da un esperto, che ha come obiettivo non quello di trasmettere delle conoscenze, ma di affascinare i ragazzi riguardo ad un determinato argomento. Massimo Pirovano ha portato la sua competenza nel campo della ricerca etnografica, anche rispetto a strumenti specifici utilizzati all’interno di questa disciplina, per poi passare a qualcosa di molto pratico e concreto: l’incontro con i testimoni. I ragazzi hanno conosciuto e dialogato con Ferruccio e Agostino, ex lavoratori dell’Azienda “Caleotto” di Via Arlenico, una trafileria attiva sin dal 1800 e importante punto di riferimento per la città, con cui hanno potuto mettere in pratica le tecniche di intervista illustrate da Massimo. Fondamentali sono stati anche foto e oggetti portati dai due testimoni, che hanno attirato ancora di più l’attenzione dei ragazzi e fatto capire l’importanza delle “fonti materiali” nel lavoro di ricostruzione storica.”

“Quando ho deciso di partecipare al progetto non avevo idea di cosa avremmo fatto durante quelle giornate, ma ero molto incuriosita dal tema della memoria. Grazie ai racconti, ai ricordi e agli oggetti abbiamo potuto conoscere meglio la zona del Caleotto negli anni ’50 ed è stato emozionante rivivere nelle parole di Ferruccio e Agostino la storia di un luogo che io stessa conosco bene. Dai loro interventi traspariva l’emozione, la voglia e la soddisfazione di poter raccontare a dei giovani come noi il cambiamento che hanno vissuto durante l’industrializzazione del quartiere. Questo è quello che più mi è piaciuto del laboratorio: il poter prendere le loro emozioni e storie e dargli un contenitore per trasmetterle ad altre persone e non dimenticarle mai. Mi sono resa conto ancora di più del valore dei ricordi per la vita di tutti” sono le parole di Martina, una delle studentesse che ha partecipato al laboratorio.

Dopo la fase delle interviste, infatti, il gruppo si è focalizzato sulla costruzione dell’oggetto comunicativo, ossia un modo per restituire il contenuto di quanto ascoltato e toccato con mano dai ragazzi tramite le testimonianze. “Per proseguire il lavoro di ricerca e approfondimento abbiamo portato i ragazzi a visitare il MEAB, sempre guidati da Massimo, e coinvolto il Sistema Museale Urbano Lecchese, in particolare la sua ricca fototeca, e l’Ufficio Tecnico del Comune di Lecco con le sue mappe storiche. Entrando direttamente in questi luoghi con alcuni studenti e dialogando con tecnici ed esperti, abbiamo avuto modo di ampliare e ricomporre un quadro fatto di ricordi, immagini, suggestioni di una Lecco che oggi si fatica ad immaginare ma che ha segnato profondamente l’identità della città. Al momento stiamo cercando di capire come utilizzare il materiale raccolto” continua a raccontare Andrea Sangalli “perché tutto questo lavoro sarà convogliato – e in parte lo è già – all’interno di un sito web che consenta una fruizione più ampia e suggestiva della storia di questo e altri rioni della città. Per questo stiamo pensando ad altri laboratori di memoria urbana per l’autunno che vedranno il coinvolgimento di altri studenti”.

Abbiamo chiesto anche ad un’altra studentessa, Valentina, cosa le ha lasciato questa esperienza: “Personalmente mi è piaciuto tantissimo questo laboratorio, anche per le persone che ho avuto l’occasione di incontrare e conoscere: gli altri studenti, il prof. Pirovano e i due Signori che ci hanno raccontato della loro vita trascorsa in fabbrica. Non avevo mai intervistato nessuno e quindi è stata un’esperienza nuova, molto diversa da quelle classiche extrascolastiche che propongono solitamente le scuole e che hanno a che fare sempre con le materie. Un laboratorio come questo aiuta ad ampliare un po’ gli orizzonti”.

“Riscoprire il quartiere come luogo d’identità con una propria vocazione, come scrigno di storie da recuperare e portare in superfice, come insieme di soggetti e realtà interconnesse … questi gli aspetti affascinati di un lavoro con le nuove generazioni che ha costituito il fattore di successo di questo laboratorio. Esperienze di questo tipo diventano un luogo privilegiato di riconoscimento, dove lo studente può avvertire che le sue capacità non sono solo viste ma anche ritenute utili a qualcun altro e per questo avere un impatto effettivo sulla comunità locale. Il laboratorio svincola i ragazzi dalla scuola di appartenenza, li stimola ad aprirsi ed entrare in connessione con l’esterno, con nuovi adulti ma anche con altri studenti, visto che il lavoro tra pari è sempre il motore per la crescita delle competenze” conclude Andrea Sangalli.