Cantiere Girasole 2030: visione, orientamenti e obiettivi futuri
Cosa cambia, concretamente, nella vita di una persona anziana che vive da sola in un piccolo comune del Lago quando i servizi funzionano davvero? O per una famiglia che cerca risposte per un figlio con disabilità tra uffici, sportelli e liste d’attesa? Il Piano Strategico 2025–2031 di Girasole parte da queste domande — non da schemi astratti. È nato da un anno di ascolto dei territori, è coerente con la programmazione del Piano di Zona 2025–2027 e orienterà servizi e investimenti dei prossimi sei anni.
Non è stato scritto a tavolino. È l’esito del Cantiere Girasole 2030: un processo collettivo che ha coinvolto oltre 90 tra amministratori e tecnici dei Comuni soci, insieme agli operatori e alle reti dei cinque Poli territoriali. Quello che segue è una sintesi degli orientamenti condivisi che ne sono emersi.
Più vicini alle persone, più connessi tra noi
Il primo impegno riguarda la qualità del contatto: essere presenti nei territori in modo riconoscibile e continuativo, capaci di rispondere ai bisogni prima che diventino emergenze.
Sul piano dei servizi, questo significa rafforzare il Servizio Sociale di Base portando più figure professionali — assistenti sociali, educatori, operatori amministrativi — a lavorare insieme in modo integrato per Polo. Sportelli più accessibili, strumenti digitali che semplificano il lavoro quotidiano, una cultura condivisa dell’uso dei dati: sono le condizioni per passare da risposte frammentate a risposte coerenti. Un sistema così permette anche di rendere visibile, alle comunità e alle amministrazioni, il cambiamento concreto che i servizi producono.
I contenuti cambiano a seconda di chi si ha davanti. Per le persone anziane, vuol dire poter invecchiare a casa in modo dignitoso e sicuro, con un punto di riferimento chiaro e la possibilità di restare parte attiva della comunità — attraverso la custodia sociale, i luoghi di incontro per gli Over 65, i legami con la medicina di territorio. Le persone con disabilità chiedono qualcosa di preciso: un progetto di vita che non si interrompa ai confini di un singolo servizio, costruito con loro e capace di accompagnare le transizioni — dalla scuola al lavoro, dalla famiglia all’autonomia — senza vuoti. Per bambini, ragazzi e famiglie il lavoro passa dall’investire sulla prima infanzia, rafforzare le alleanze educative, sostenere il protagonismo giovanile, con particolare attenzione a chi è più vulnerabile: famiglie con meno risorse, Minori Stranieri Non Accompagnati, neomaggiorenni che escono dai percorsi di tutela. E poi ci sono gli adulti in difficoltà, spesso davanti a problemi che si intrecciano — casa, lavoro, relazioni — per i quali rispondere solo all’emergenza del momento non basta: serve un percorso flessibile che li accompagni nel tempo.
Un territorio che si prende cura
Il secondo impegno è più ampio. Non basta che Girasole sia vicina alle persone: serve che il territorio sviluppi una capacità di cura diffusa, in cui i servizi professionali siano solo una delle risorse disponibili.
Quello che esiste già è molto: dai rioni di Lecco alla Val San Martino, dalle aree fragili del Lago alla Brianza, ci sono associazioni, volontari, parrocchie, esercenti, famiglie che ogni giorno tengono insieme il tessuto sociale. Girasole vuole lavorare con questo patrimonio, non al suo posto. Concretamente: pianificare insieme — con i Comuni, con le associazioni, con i cittadini — condividendo la responsabilità dei risultati; costruire una programmazione stabile, senza che l’operatività sia guidata dai soli bandi; intensificare i legami con farmacie, biblioteche, Medici di Medicina Generale e Case di Comunità per gli anziani; costruire interventi coordinati che tengano insieme prevenzione e supporto per le famiglie.
Il percorso di valutazione di impatto costruito con Open Impact si muove qui: non una misurazione esterna, ma un lavoro condiviso con operatori e referenti per capire — con dati reali — cosa cambia davvero nella vita delle persone.
Le leve del cambiamento
Quattro temi abilitano il cambiamento senza appartenere a nessuna area specifica.
La comunicazione: rendere Girasole riconoscibile per i cittadini, non solo per chi lavora nel settore. Sapere a chi rivolgersi e cosa esiste sul territorio è un diritto — e oggi non è scontato. La cultura trasforma spazi e servizi in luoghi capaci di generare relazioni e partecipazione: non è un ornamento, è il modo in cui una comunità elabora i propri cambiamenti. La transizione digitale significa innovare i processi interni e migliorare l’accesso ai servizi, con la tecnologia davvero al servizio delle persone. L’ambiente entra nel welfare come cura dei beni comuni: orti comunitari, spazi verdi condivisi, manutenzione del territorio sono anche strumenti di coesione.
L’abitare come diritto
Un tema ha attraversato tutto il Cantiere, in tutte le aree: la casa. Non come emergenza abitativa da gestire, ma come condizione che rende possibile qualsiasi altra forma di inclusione.
Senza un posto dove stare, i progetti di vita si interrompono — per chi vuole vivere in autonomia con una disabilità, per chi vuole invecchiare nel proprio quartiere, per chi ha perso il lavoro e rischia di perdere anche l’appartamento, per chi fatica a costruirsi un futuro indipendente. Il Cantiere ha messo l’abitare come priorità strutturale del Piano Strategico 2025–2031: costruire un sistema integrato che connetta servizi sociali, Comuni e Terzo Settore, dall’emergenza alla progettazione di lungo periodo.
Abbiamo raccontato il percorso di Cantiere Girasole 2030 in tre parti. Leggi anche Cantiere Girasole 2030: un percorso partecipato per costruire il welfare di comunità e Cantiere 2030: il processo di valutazione di impatto.

