Cantiere 2030: il processo di valutazione di impatto

Cantiere 2030: il processo di valutazione di impatto

Nel febbraio 2026, operatori e referenti di Girasole si sono seduti insieme a un gruppo di ricercatori e ricercatrici dell’Università Milano-Bicocca con un obiettivo preciso: capire se — e come — i servizi che gestiscono producono cambiamenti reali nella vita delle persone.

Il gruppo si chiama Open Impact. Lavorando area per area, hanno costruito insieme una mappa di come quei cambiamenti si producono: per ogni servizio, quali risultati ci si aspetta, con quali dati misurarli, quali indicatori scegliere. Per ogni area — Anziani, Adulti, Disabilità, Minori e Famiglia — il gruppo ha discusso, validato e adattato le proposte alla realtà dei servizi, individuando le priorità su cui concentrare la misurazione nei prossimi anni. Il risultato è un sistema di valutazione del Piano Strategico 2025–2031 costruito dall’interno dell’organizzazione, pensato per orientare le decisioni e la programmazione futura.

Area Anziani: riferimenti chiari e prevenzione

L’Area Anziani punta a costruire un sistema di servizi più integrato, accessibile e capace di intercettare precocemente i bisogni, con una particolare attenzione al ruolo dei caregiver.

Si vuole rafforzare la presenza di luoghi di prossimità nei territori — punti di riferimento chiari e riconoscibili per le persone anziane — migliorando la continuità di operatori/operatrici, l’accesso alle informazioni e la capacità di raggiungere un numero più ampio di persone. Si intende anche sostenere maggiormente la domiciliarità, valorizzando i percorsi personalizzati e contribuendo a ritardare, quando possibile, l’ingresso in strutture residenziali.

Sul fronte tecnologico: più strumenti di supporto, un telesoccorso più efficace, una gestione migliore delle emergenze. Sul fronte della comunità, si lavora per rafforzare le reti territoriali informali, capaci di intercettare i bisogni e orientare le risposte prima che diventino emergenze.

L’Area promuove inoltre un’idea di invecchiamento attivo — attività, spazi di socialità, prevenzione della fragilità — e punta a consolidare l’integrazione tra servizi sociali e sanitari.

Il sistema dei dati è l’aspetto più critico: oggi frammentato, dovrà diventare più strutturato e condiviso, con un’attenzione specifica ai caregiver, ancora poco presenti nelle rilevazioni.

Area Adulti: un sistema flessibile e aperto

L’Area Adulti punta a costruire un sistema di servizi più integrato, flessibile e capace di accompagnare le persone nel tempo, senza rispondere solo alle emergenze. Si intende rafforzare il lavoro per progetti personalizzati, sostenuti da gruppi con figure professionali diverse, con l’obiettivo di stabilizzare le situazioni e ridurre il rischio di ricadute. Il miglioramento della raccolta e dell’uso dei dati è parte di questo: serve per rendere più chiari e condivisi gli obiettivi e i risultati dei servizi.

L’abitare è trattato come un diritto, non come un’emergenza: si punta a costruire un sistema più strutturato di risposte, capace di prevenire le situazioni di crisi e ridurre il ricorso ripetuto al pronto intervento sociale.

C’è anche un lavoro sul fronte dell’inclusione: percorsi nel mondo del lavoro e nella vita comunitaria che vadano oltre il semplice inserimento lavorativo, valorizzando traiettorie individualizzate e radicate nei territori. L’Area si inserisce in una visione più ampia di welfare di comunità, in cui intercettare precocemente le fragilità è una responsabilità condivisa tra servizi e territorio.

Area Minori & Famiglia: prevenzione, integrazione e alleanze educative

L’Area Minori e Famiglia si orienta verso un sistema di servizi più accessibile, capace di sostenere le situazioni di vulnerabilità prima che si aggravino e di accompagnare bambini, bambine e adolescenti nei loro percorsi di crescita.

Un primo ambito riguarda l’accesso ai servizi per la prima infanzia, soprattutto per le famiglie con minori risorse economiche, con un investimento parallelo sulla qualità delle proposte e sul sostegno alla genitorialità.

La personalizzazione degli interventi educativi è l’altro asse di lavoro. Qui si collocano i micro-gruppi educativi, pensati per offrire contesti più mirati e relazionalmente significativi, in grado di ridurre l’isolamento e aprire opportunità di crescita.

Attenzione particolare è rivolta al protagonismo giovanile: rafforzare il senso di appartenenza alla comunità e sostenere le risorse personali dei ragazzi sono modi concreti di prevenire situazioni di rischio.

Resta aperta la questione dei dati sulla salute mentale degli adolescenti — accessi ai servizi, comportamenti a rischio, dipendenze. È un ambito su cui investire per migliorare la lettura dei bisogni e la programmazione degli interventi.

Area Disabilità: autodeterminazione e inclusione

L’Area Disabilità mette al centro la possibilità per ogni persona di costruire una vita piena, coerente con i propri desideri e le proprie aspettative, superando una logica frammentata dei servizi.

Il Progetto di Vita diventa lo strumento guida: integra i diversi ambiti — educativo, sociale, abitativo, lavorativo — e mette al centro le preferenze e le potenzialità della persona.

La continuità è un nodo critico: si lavora per rafforzare l’accompagnamento nelle fasi di transizione, evitando che interruzioni nella presa in carico interrompano percorsi avviati, in particolare nei passaggi legati all’età scolare.

Si vuole promuovere una cultura dell’inclusione che coinvolga l’intera comunità: non solo servizi dedicati, ma contesti in cui le persone con disabilità possano costruire relazioni significative e partecipare alla vita sociale.

Dati e digitalizzazione attraversano tutto: servono per migliorare la condivisione delle informazioni tra servizi e rendere gli interventi più coordinati.

I temi trasversali del modello Girasole

Ci sono poi questioni che non appartengono a una sola area, ma attraversano tutto il sistema.

Il più urgente è la costruzione di un sistema dati integrato, capace di mettere in relazione informazioni oggi frammentate. A questo si affiancano la coprogettazione con le amministrazioni — come modo concreto di sviluppare interventi più efficaci — e il rafforzamento della governance con i Comuni, per condividere obiettivi e criteri di valutazione. Rilevanti anche il riconoscimento del valore del volontariato, la coerenza con la programmazione territoriale, e la sfida ancora aperta di integrare sistematicamente i dati sanitari.

Il percorso di co-costruzione ha mostrato che non è necessario raccogliere nuovi dati da zero: si può operare una rilettura di quelli già disponibili, orientata a individuare indicatori di cambiamento. L’obiettivo è capire in che modo questo approccio al welfare produca effetti concreti nella vita delle persone.

Il modello Girasole si fonda sulla coerenza tra programmazione e azione: i progetti sono allineati al Piano di Zona, la mappatura del Terzo Settore è aggiornata, alcune aree dispongono già di basi dati strutturate. Restano criticità da affrontare: l’assenza di un sistema che ricomponga le informazioni esistenti, la difficoltà di misurare il contributo della comunità, la mancanza di un linguaggio condiviso con le amministrazioni sul valore generato, la scarsità di dati sistematici su caregiver e dimensioni sanitarie trasversali.

 


Abbiamo raccontato il percorso di Cantiere Girasole 2030 in tre parti. Leggi anche Cantiere Girasole 2030: un percorso partecipato per costruire il welfare di comunità e Cantiere Girasole 2030: visione, orientamenti e obiettivi futuri.