AL VIA IL PROGETTO “LE RADICI CON LE ALI” ALL’OLIVETO DELLA CASA DEL CIECO DI CIVATE

AL VIA IL PROGETTO “LE RADICI CON LE ALI” ALL’OLIVETO DELLA CASA DEL CIECO DI CIVATE

Nella splendida cornice della Casa del Cieco di Civate si è svolta venerdì 5 maggio la conferenza stampa di avvio del progetto “Oliveto – Le radici con le ali”: un’iniziativa attraverso la quale diversi soggetti del territorio hanno deciso di unire le forze per connettere agricoltura, lavoro e inclusione sociale, con l’obiettivo di rendere l’oliveto uno spazio di comunità e incontro.

Un progetto articolato, che valorizza l’appezzamento di terreno di circa 8.000 metri quadri di proprietà della Fondazione Casa del Cieco, con più di duecento giovani alberi donati dall’ex Presidente della Fondazione Maria Agostoni, e che vede una partnership tra quest’ultima, l’Ambito territoriale di Lecco, Impresa Sociale Girasole, Mestieri Lombardia, la cooperativa sociale L’Arcobaleno, Consorzio Consolida e la Cooperativa Olivocoltori Lago di Como, con l’importante sostegno di Fondazione Comunitaria del Lecchese.

Uno degli obiettivi del progetto è l’attivazione di esperienze lavorative per adulti, donne e uomini, in condizioni di rischio di marginalità e disagio sociale, per favorire percorsi di autonomia, socializzazione e crescita di competenze traversali. L’oliveto potrà ospitare fino 12 persone, residenti in tutto il territorio dell’Ambito e in particolare nei Comuni di Civate, Malgrate, Oliveto Lario, Pescate e Valmadrera che costituiscono, secondo l’aggregazione territoriale dettata dal Piano di Zona, il cosiddetto “Polo Lago”.

Dopo la calorosa accoglienza del Presidente della Fondazione Franco Lisi e del Direttore Claudio Butti, ha condotto la presentazione Sabina Panzeri, Presidente dell’Ambito territoriale di Lecco: “Il progetto Oliveto – Le radici con le ali è una prima sperimentazione di una contaminazione tra sociale e agricoltura che coinvolge diversi attori in una collaborazione inedita che intendiamo rilanciare e proporre su tutto il territorio dell’Ambito di Lecco a partire dai Comuni del Polo Lago. Il progetto è stato condiviso con l’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito di Lecco, in coerenza con gli obiettivi del Piano di Zona per la promozione di un welfare comunitario co-costruito nel rapporto tra Comuni, Terzo Settore, Fondazioni e Fondi Comunitari, associazioni, scuole, e con la scelta strategica compiuta nel 2019 dall’Ambito di una forma gestionale unica in Italia quale è l’Impresa Sociale Consorzio Girasole.”

Importante, per la realizzazione del progetto, il contributo del Fondo Aiutiamoci nel lavoro, aperto a giugno 2021 presso la Fondazione Comunitaria del Lecchese: “Questo progetto si colloca a pennello all’interno del Patto per il lavoro, che ha messo insieme tutti i soggetti del territorio per contrastare la crisi pandemica, prestando grande attenzione alla fragilità. Bellissimo il titolo di questo progetto: le radici, che rappresentano il radicamento al territorio e che richiamano una delle parole chiave della Fondazione ossia “appartengo”, che però hanno le ali e che quindi portano oltre” ha sottolineato la Presidente Maria Grazia Nasazzi.

Il settore dell’agricoltura sociale è stato già adottato, dal territorio lecchese ma anche da tanti altri in tutt’Italia, per lo sviluppo di attività lavorative con persone fragili, per le sue caratteristiche peculiari come quella del lavoro lento, del contatto con la natura, della cura attenta e costante in attesa che la terra dia i suoi frutti. Fondamentale a questo proposito l’apporto di competenze specialistiche della Cooperativa Olivocoltori Lago di Como: il Presidente Gaetano Brusati ha infatti sottolineato l’entusiasmo per la partecipazione a questa iniziativa: “La nostra Cooperativa è attiva dal 2011 ed è passata dalle venti persone che l’hanno fondata alle sessanta attuali. Abbiamo sempre creduto nel territorio e coltivato questo amore per la terra e trovo bellissima la sinergia che si può creare tra chi si occupa di terra e chi si occupa invece di persone. Il nostro ruolo sarà quello di istruttori più che operatori, con l’obiettivo di stare al fianco della squadra che si sta costruendo”.

A fare il punto sui destinatari del progetto il coordinatore dei servizi socio-occupazionali dell’Impresa Sociale Girasole, Tore Rossi: “Ci rivolgiamo a persone la cui fragilità spesso non è esplicita, ma che comunque impedisce loro di accedere al mondo del lavoro tradizionale. Il settore del socio-occupazionale non esiste dal punto di vista giuridico, ma esiste eccome nella quotidianità. Il lavoro qui all’oliveto permetterà di valorizzare capacità e competenze delle persone, stando in contatto con la comunità e il territorio. Oltre alla grande disponibilità della Casa del Cieco, ci ha guidati anche un importante lavoro di ricerca con l’Istituto Euricse e sviluppato con l’Ambito di Lecco e Girasole, che si è proprio incentrato sull’esperienza di poli socio-occupazionali diffusi”.

Anche il Sindaco di Civate, Angelo Isella, si è soffermato sull’importanza del lavoro di rete, anche rispetto alla messa a disposizione di risorse economiche e professionali su tutti i Comuni del Polo Lago: “Sono orgoglioso di avere una realtà come quella della Casa del Cieco nel territorio del mio Comune e lo sono ancora di più sapendo che questo progetto si rivolgerà ad una comunità più ampia. È significativo che si ritorni alle origini, alle radici appunto, della nascita di questa Casa, quando ad essere accolte erano vittime civili della guerra, giovani, che lavoravano la terra. Ancora oggi ripartiamo dal lavoro e dalla fragilità.”

I ringraziamenti e la forza di una sinergia tra pubblico e privato in azioni a carattere comunitario sono stati ripresi anche da Carlo Colombo, Presidente di Impresa Sociale Girasole: “La pandemia ci ha insegnato questo: è tempo di condivisione, di mettere insieme idee, tempo e risorse, per costruire qualcosa di grande e sostenibile da tutti i punti di vista.”

A riprendere parola e chiudere la mattinata prima di una visita all’oliveto, il Presidente della Fondazione Casa del Cieco Franco Lisi, che ha ringraziato i tanti presenti: “Monsignor Gilardi, fondatore di questa realtà, ci ha lasciato molto, perché ha saputo trasformare questa casa in un luogo speciale, non solo per l’accoglienza e l’asilo dato alle persone speciali, ma anche per il dono del riscatto che ne deriva e che oggi recuperiamo e rilanciamo, dando dignità a tutte le persone ospiti della Casa e che lavoreranno qui. Sono sicuro che ci ritroveremo qui ancora, a degustare insieme i frutti del lavoro che inizia oggi”.